I PRODROMI

1866

 

19 giugno

Dichiarazione di guerra

 

23 luglio

Al generale Cialdini premeva spingere avanti l’esercito ed arrivare ad occupare Trieste.

Per ragioni politiche (scriveva ai suoi generali) convien prescindere dalle considerazioni militari, avanzar presto per la via più breve, e senza intervalli sufficienti.

Vi sono talvolta condizioni eccezionali che consigliano di arrivar presto in qualunque modo ed a qualunque costo.

 

27 luglio

Cialdini scrive al re, Vittorio Emanuele II:

Non abbiamo che pochi giorni di viveri ed in proporzioni affatto incomplete.

Da una settimana manchiamo di zucchero e di caffè.

Il pane non arriva che in proporzioni insufficientissime, e quasi sempre da sì lontana provenienza da giungere guasto e inservibile.

Manco completamente di scarpe, e dopo sì lunghe marcie ve n’è necessità grandissima.

Centomila paia non basterebbero forse per momento.

Le risorse che da Padova in qua abbiamo trovato lungo la via sono insignificanti, in primo luogo perché allontanandosi dal Brenta il paese diventa povero; poi l’armata austriaca nella sua ritirata spazza tutto e niente lascia.

Per ultimo questi paesi cominciano subito dal far uso delle libertà che loro rechiamo, coll’adornarsi in un numero di bandiere, portare molti evviva al Re ed all’Italia e negarsi a tutto ciò che noi si chiede.

 

Nelle trattative di armistizio, la diplomazia e i comandi militari italiani accettarono i termini usati dagli austriaci “Litorale d’Istria” (per definire le località di Versa e di Chiopris) e di Tirolo.

Gli austriaci usarono anche “Sardegna” anziché “Italia” suscitando però proteste.

È noto che l’Austria cedette – a conclusione delle ostilità – il Veneto e il Friuli occidentale e centrale alla Francia, intendendo con questa cessione mostrare che il regno d’Italia non li aveva conquistati con le armi.

Dalla Francia, per mezzo del plebiscito, Veneto e Friuli passarono al regno d’Italia.

 

1866 – 28 luglio

A Rovigo, una commissione del Comune di Udine, composta dal dr. Giuseppe Martina, dal nob. Antonio Antonini e da Francesco Vidoni si fa ricevere dal re Vittorio Emanuele II, per rendergli omaggio a nome della cittadinanza.

Alle ore 18 di martedì 31 luglio fu la volta di una commissione inviata dalla Congregazione provinciale di Udine, guidata da Gherardo Freschi, con Nicolò Fabris e Paolo Billia.

Freschi lesse un breve indirizzo, che così si concludeva:

Maestà!

Nelle antiche storie fu il Friuli chiamato porta fatale dei Barbari a danno dell’Italia irruenti.

La nuova storia registrerà invece che lo straniero venne da armi italiane per questa medesima porta ricacciato ed il Friuli stesso si glorierà di essere dei passi irrevocabilmente preclusi strenuo difensore e guardiano formidato.”

 

14 novembre

Visita del re Vittorio Emanuele alla città di Udine.

Sul “Giornale di Udine” del giorno successivo alla visita appare questa notizia:

Una bandiera velata a bruno, su cui stava scritto ‘Trieste’, attirava gli sguardi ed eccitava la commiserazione di tutti all’arrivo del Re.

Ora quella bandiera fu consegnata dagli emigranti triestini al nostro Municipio il quale la conserverà religiosamente finché venga il giorno che coloro ai quali appartiene possano senza bruni veli portarla nella città.

Triestini e Istriani abitanti nella nostra città, in un breve indirizzo attestarono al Re il loro affetto e le loro speranze.

Possano queste aver presto compimento e solo allora l’Italia potrà dire d’essere veramente fatta.”

In occasione della visita del re furono eretti archi e dipinte scritte sulle case.

Sull’arco di via Manin, verso l’interno, venne disegnata l’architettura di un arco trionfale e, sotto gli stemmi dei capoluogo distrettuali della provincia campeggiò questa scritta:

Custodi al varco

finora aperto all’armi straniere

oggi stanno i petti friulani

e dietro ad essi

l’Italia una

La prima stesura (poi censurata) era:

Custodi al varco

finora aperto all’armi barbare ...

Sul prospetto opposto, cioè verso via Treppo, sopra l’arco vi era lo stemma di Roma e le parole del re:

L’Italia è fatta ma non compiuta

I dipinti descritti furono cancellati solo nel 1884, perché molto deteriorati.

 

1 ottobre

Sul “Giornale di Udine” si pubblica:

Un certo prete, parroco nel distretto di S. Pietro, secondo quello che ci riferiscono, fa propaganda tra i villici ignoranti per dimostrare che la loro lingua ed i loro interessi li portano verso Lubiana (...).

Alcuni parrochi (sic) della provincia, dei quali non facciamo ancora il nome, vanno spargendo tra i contadini l’idea assurda ed impossibile del ‘Regno separato’ (...).”

 

 

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